Non potevamo certo non lasciarci affascinare da una moto del genere.
Già il nome, Mercury, evoca storie antiche, auto del passato, cantanti famosi passati a miglior vita, pianeti, dei del passato. E via dicendo.
Ma non è tanto il nome che ci ha colpiti subito, sin dalla prima volta che le abbiamo buttato gli occhi addosso. No. E’ la forma, e la sostanza, La forma, soprattutto, nella sua accezione più larga, non solo come combinazione di elementi, ma come “tutto”, “insieme”, in definitiva, forma intesa come quel batticuore che speso e volentieri ci lasciamo venire quando ci troviamo di fronte ad una moto del genere.
Una moto semplice nel suo complesso, ma con quei dettagli killer talmente ben piazzati che da soli basterebbero a farci venire la tremarella, e la voglia di montare in sella, calciare il pedale d’avviamento, e andar via.
Una moto semplice, dicevamo: talmente semplice che gli elementi che la costituiscono e che la rendono “moto”, si possono contare sulle dita di due mani. Telaio. Motore. Ruote. Manubrio. Sella. Serbatoio. Scarichi.
Di certo quello che più colpisce è l’anteriore. Una bellissima quanto inusuale forcella a balestra cattura subito l’attenzione: pulita eppure appariscente, semplice eppure funzionale. Almeno, quel tanto che basta per affrontare un asfalto regolare., non di certo quelli che si trovano nella nostra bella penisola. Anche perché il telaio è un rigido, e chi l’ha provato sa bene che non basta tenere la gomma posteriore un po’ sgonfia per alleviare i dolori delle buche.
Ok, lo ammettiamo, non è di certo una moto per macinare km su km, ma ci basterebbe poterla avere sotto il culo per qualche ora, giusto per fare un giro in centro, attirare lo sguardo di qualche bella donzella, invitarla a salire sulla moto, salvo poi ricordarsi di non avere una sella per il passeggero, allora scusarsi, darle un appuntamento per la sera, salutarla con un bacio furbo e sgommare via, curvando quel tanto che basta a far grattare i collettori di scarico sull’asfalto.
Ecco, questo vorremmo farci, con una moto del genere.
Poi, interesserà a pochi sapere che il motore è uno Shovelhead da 74 pollici, potente abbastanza da permettere una guida divertente; che il cambio è un 4 marce Harley-Davidson, che il carburatore è un S&S, che la sella è stata costruita da un certo Rich Phillips, che i freni sono di derivazione Buell, o ancora che la ruota anteriore è una 21 pollici mentre la posteriore è un 130. Sono dettagli tecnici, che vanno a mettere giusto qualche puntino sulle i, per i meticolosi, o gli appassionati a tal punto da non poter godere solo della vista di una moto così bella senza saperne i dati tecnici.
A noi piace. Piace l’anteriore, come avrete potuto capire, così pulito senza nemmeno il faro a rovinarne la linea. Piace la sella, che crea un piacevolissimo effetto controcorrente rispetto alla linea discendente del serbatoio. Ci piace l’impianto di scarico con i due tubi affiancati invece che sovrapposti, come si usa di solito, progettato e realizzato dai ragazzi di Led Sled Customs, verniciato e bendato di bianco, per contrastare il nero del telaio. E, anche se non le amiamo, ci piacciono anche quelle poche cromature sparse qui e là, ma ben controllate, senza strafare, quegli archetti cromati sul bellissimo serbatoio, e il fregio “Mercury”…
Ok, ad esser sinceri, non c’è niente che non ci piace, su questa moto. Inutile prenderci in giro, per noi è perfetta nella sua forma. E anche nella sua sostanza.




























