Era il 1909, o giù di lì, quando un certo Henry Ford pronunciò la celebre frase “Any customer can have a car painted any color that he wants so long as it is black”. Che, tradotto alla buona, suona così: “Ogni nostro cliente potrà avere la sua auto del colore che preferisce, l’importante è che sia nera”.
Ovvero, chiedimi quello che vuoi, ma ti darò comunque quello che voglio io. Io, che l’ho immaginata, progettata, costruita. Era il 1090, e da allora dobbiamo fare un bel salto in avanti, di ben 102 anni. Non siamo più in America, ma a Taiwan, a Taipei, per la precisione. Qui vive e lavora Winston Yeh, qui ha sede la Rough Crafts. Una piccola officina, specializzata nella progettazione e realizzazione di moto custom, ovviamente, altrimenti nonne parleremmo qui su KustomGarage Magazine.
E la moto che vi presentiamo oggi è la Bomb Runner. Pensata, voluta e costruita proprio da Winston. Uno che, a giudicare dal look total black, si sarebbe trovato in assoluto accordo con Henry Ford, se solo avessero avuto la fortuna di incontrarsi, decine di anni fa.
E’ una di quelle moto come piacciono tanto a me: niente cromature, niente pinstriping, niente aerografia, niente decorazioni, niente di niente. Solo lei, la moto, con le sue parti ridotte all’osso, e niente più. A parte un pesante strato di nero su tutta la carrozzeria.
Una moto minimalista, come tante se ne vedono, soprattutto di questi tempi, nel paese del Sol Levante. Pare che da quelle parti stiano prendendo gusto con le cose semplici, senza colori sgargianti.
In origine la Bomb Runner (questo il nome della moto) era una nuovissima Harley-Davidson Sportster Forty Eight, 1200 cc di pura potenza e cattiveria che, con alcune decise modifiche, è affiorata in tutta la sua arrogante bellezza.
Come spesso ci capita, con le moto che vi presentiamo, facciamo prima a dirvi cosa è rimasto originale: l’impianto di alimentazione ad iniezione, il filtro dell’olio, il telaio, anche se ha subito un piccolo intervento – niente di drastico – di taglia e cuci, le forcelle, la puleggia.
Ecco, in breve sintesi, questo è ciò che è stato mantenuto della produzione di mamma Harley.
Tutto il resto è soprattutto opera di Winston e della sua equipe della Rough Crafts, con qualche visita sporadica ad alcuni tra i migliori e più innovativi cataloghi di aftermarket mondiale. Come i cerchi firmati Roland Sands, modello BOSS Black-Ops, che calzano due gomme Firestone Deluxe Champion di uguali dimensioni all’anteriore e al posteriore, da 16” x 5.0”. Gomme dalle misure generose, niente di esagerato, ma quel tanto che basta per dare alla moto nel suo complesso quel look così aggressivo, anche se quasi pacifico da ferma, che fa perfettamente il paio con il colore nero delle sovrastrutture. Per completare il quadro, un impianto frenante di prim’ordine, firmato Performance Machine, che ci mette il carico da undici con 6 pistoncini all’anteriore e 4 al posteriore. Della serie… meglio non risparmiare sulla sicurezza.
Roland Sands ci mette anche le pedaline e le manopole, mentre ancora Performance Machine ci mette le leve al manubrio e poco altro.
Tutto il resto, e credetemi, anche se ridotta all’osso, di lavoro ce n’è tanto, è opera di Winston Yeh e della Rough Crafts. Filtro dell’aria. Impianto di scarico. Serbatoio della benzina. Parafanghi. Luce anteriore e posteriore. Sella. Tappo del serbatoio benzina. Manubrio. Risers. Coperchio della primaria. Ovunque si pos ail vostro sguardo, vedrete quella scritta bianco su nero “Rough Crafts”.
Il che sta a significare una cosa soltanto. Un monte ore di lavoro spese su questa moto, da far impallidire e vergognare chi tra di voi avrà pensato “e che ci vuole a fare una moto così?”
Sarà anche di Taiwan, certo non è americano, ma anche da quelle parti, quando decidono di modificare una Harley-Davidson, lo fanno bene, o non lo fanno per niente.
Dimostrandoci come non è necessario creare chissà che baracconi pieni di luccicanti cromature, dalle cilindrate e dalle gomme esagerate, con manubri altissimi o forcelle lunghissime, per trovarsi di fronte ad un vero e proprio capolavoro a due ruote.
Sono sicuro che vedremo presto altre creazioni di questi bravissimi ragazzi qui su KustomGarage. Ne sono proprio sicuro.



























