L’unico comfort refrigerante che mi sono concesso sono state le Converse e una maglia leggera a manica lunga. Sopra tutto la giacca di pelle, ci tengo a precisare, altrimenti i puristi della sicurezza in moto si incazzano.
Vi starete già chiedendo il motivo di questo sproloquio alla Bernacca: forse nessuno, forse invece, nella mia mente che va a gasolina, tutto.
L’idea è semplice: ero in giro con amici, io con la mia fida Bonneville, manubrio Tommaselli Condor invertito, pedane centrali, sella ribassata, caricato sull’anteriore, circondato da gente con Electra Glide, Ultra Glide, moto super comode, selle che sembravano poltrone, e passeggere talmente comode che a qualcuna iniziava a calare la palpebra. Sentivo dietro di me la mia compagna agitarsi in curva, appollaiata sulla sella a mo’ di trespolo, a far leva sui muscoli del culo - scusate il francesismo - per non cadere dalla moto.
E per un attimo ho provato ad immaginarmi in sella ad una di queste Harley. Gambe in avanti, braccia ben protese in avanti, posizione comoda, stereo acceso, borse in vetroresina riempite con il necessaire per il weekend… no, mi sono dovuto a forza svegliare dal sogno, questo tipo di moto proprio non fanno per me. A meno che… mi è venuta in mente una moto in particolare, una special blu e bianco, dalle ruote dal diametro generoso, scarna e semplice quanto basta per farsi notare ma non troppo, con una bellezza tutta sua, da capire, da apprezzare, da amare o da odiare.
Una bagger come la Sugar Daddy, costruita da Pickard Usa, veri e propri specialisti in fatto di baggers. Un’azienda che nasce e vive grazie alla progettazione e realizzazione di cerchi speciali, ma che non ha paura di rimboccarsi le maniche, abbandonare per un attimo le macchine a controllo numerico, per inventarsi e costruire una special. Che monti - ovviamente - cerchi fatti in casa.
Anche la Sugar Daddy non è da meno, e a far bella mostra di sé, all’anteriore, troviamo un cerchio modello Black Sugah da 26 pollici, che fa il paio con il fratello, al posteriore, da 18.
La moto di partenza è una Harley-Davidson Street Glide del 2009. Difficile riconoscere la base, se non per pochi piccoli dettagli, in questa splendida special. Ci sono voluti 3 mesi - neanche tanto, in fin dei conti - per smontare tutto, decidere quali pezzi tenere buoni e quali buttare nello sgabuzzino, immaginare la moto finita e assemblarla. 3 mesi di duro lavoro ma, a parer mio, decisamente ben spesi. Sarà che le bagger mi sembrano la giusta via di mezzo tra una tourer e un chopper, sarà per quell’aria da bastarda che gli dà il cerchio anteriore… insomma, un giretto di prova lo farei ben volentieri.
Il motore da 110 c.i. ha mantenuto la maggior parte degli elementi Harley-Davidson: valvole, cilindri, teste, mentre alcuni elementi sono stati sostituiti con qualcosa di più performante, come ad esempio il carburatore Mikuni, cammes Feuling, filtro dell’aria Pickard Usa, il bellissimo impianto di scarico, che punta dritto verso il cielo, fornito dalla Martin Bros e modificato in fase di adattamento al progetto.
A far girare la ruota posteriore ci pensa una trasmissione HD a 6 velocità, il numero di marce perfetto per mantenere una velocità costante su una highway americana facendo borbottare di piacere il motore.
Il telaio è più o meno l’originale della Street Glide, anche se, ovviamente, qualche modifica l’ha subita: parliamo dell’inclinazione del cannotto di sterzo a 35°, leggermente stretchato, allungato, con un bel single downtube a collegare la parte alta con la parte bassa del telaio stesso.
Il serbatoio della benzina in due parti hand-made è stato montato sottocanna, per mantenere una linea quanto più pulita e lineare nella parte alta, e perfettamente si raccorda alla sella Saddlemen riadattata. I fianchetti sono stati forniti dal catalogo Arlen Ness, e nascondono al loro interno la batteria e il serbatoio dell’olio, lasciando immacolato lo spazio dietro il cilindro posteriore.
La moto risulta bassissima sull’asfalto grazie ad un immancabile, in questo tipo di progetti, sistema di sospensioni Air Ride, montato sia al posteriore che sulla forcella anteriore.
E poi tutta una serie di accessori e dettagli, più o meno tecnici, che non sto qui ad elencarvi: sarebbe troppo lunga la lista, che risulterebbe quasi noiosa.
Ah, quasi dimenticavo un particolare imprescindibile: l’impianto stereo composto da amplificatore e speakers della Kicker, che non so quanti watt di potenza generi, ma di una cosa sono sicuro: tra il rumore dello scarico e il sound dello stereo, questa special suona maledettamente rock’n’roll!



























